Carlo Fabrizio Carli
Margini metropolitani
Velletri, Museo Diocesano, 2001
...Giorgio Ortona è un pittore che ha alle spalle una laurea in architettura e un attento esercizio del disegno e rilievo dei monumenti; vale a dire, che in lui l’interesse tematico per l’edificio e la città ha radici ben solide. Anzi, ai limiti della passione esclusiva: basti pensare che molte delle nature morte che egli affianca alle inquadrature urbane hanno per soggetto sacchi di cemento, di gesso o di pozzolana: inconfondibili materiali da costruzione. Si aggiunge il fatto che Ortona è stato anche allievo in Spagna di Antonio Lopez Garcia, il più noto degli iperrealisti iberici, che, in grandi dipinti su tavola, dipinge inquadrature urbane di semicentro e periferie con fantasmagorico virtuosismo. Sono appunto queste le esperienze ispiratrici del lavoro di Ortona, delle sue inquadrature della periferia romana (non però, in genere, di quella estrema, come nelle tele di Massimo Campi o di altri nuovi paesaggisti urbani), tra Tiburtina, Prenestina e Casilina, in prossimità della loro divaricazione poco oltre il “nodo” di Porta Maggiore: quella che fu un tempo – un tempo che appare oggi remotissimo, quasi favoloso – la periferia pasoliniana. Inquadrature che denunciano spesso l’emergenza formale – che equivale pure all’inserimento del dipinto in coordinate cronologiche – del grande parallelepipedo dell’ex pastificio Pantanella in ristrutturazione, affiancato dalle gru. Scenari, anche questi, disertati da presenze umane, anzi perfino privi di automobili: e suscita realmente un’impressione di irreale pietrificazione, poniamo (cito uno dei dipinti più significativi e spettacolari dell’artista: Cantiere Pantanella, del 1999), osservare il groviglio dei viadotti della Sopraelevata – sempre concitati di traffico nella realtà quotidiana – vuoti e silenziosi; e sotto il deposito dell’ATAC, con gli autobus affiancati ed inerti...